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ufo
Glenn Steckling, direttore della Fondazione George Adamski: “Ho incontrato più volte gli extraterrestri e non è spaventosoâ€
Figlio di  Fred Steckling che fu stretto collaboratore di George Adamski, Glenn Steckling è di fatto l’erede intellettuale di colui che ancora oggi è ricordato come il capostipite di tutti contattisti, una figura ormai leggendaria meritevole di un film biografico o di una serie tv. Glenn Steckling può inoltre vantare di essere stato un pilota […]

Glenn StecklingFiglio di  Fred Steckling che fu stretto collaboratore di George Adamski, Glenn Steckling è di fatto l’erede intellettuale di colui che ancora oggi è ricordato come il capostipite di tutti contattisti, una figura ormai leggendaria meritevole di un film biografico o di una serie tv. Glenn Steckling può inoltre vantare di essere stato un pilota di linea col grado di capitano, con oltre 23.000 ore di volo in tutto il mondo. È autore di vari libri sul tema ufologico ed extraterrestre, ma La verità sulla realtà UFO (OM Edizioni) è il primo ad uscire in italiano. Nella sua trattazione del tema attraverso questo libro, oltre a riaffermare l’assoluta realtà del fenomeno UFO e la sua origine extraterrestre, Steckling rimette un poco d’ordine su varie questioni, ad esempio quella dei cosiddetti “rapimenti alieniâ€, per i quali egli afferma che non hanno nulla a che fare con i nostri fratelli galattici: quale interesse potrebbero avere visto che a quanto sostiene ci visitano e conoscono la nostra biologia da migliaia di anni? Così come non ne hanno per le cosiddette “mutilazioni animali†o per fare giochetti interpretativi come i “cerchi nel granoâ€. Altre parti del suo libro sono dedicate a temi che hanno a che fare più col complottismo che col tema ufologico, come ad esempio le “scie chimicheâ€, ma Steckling da ex pilota di linea ci tiene a farci sapere dell’inconsistenza di tale interpretazione complottista. Ma la parte che più affascina del suo racconto è quando dichiara il suo incontro, anche tra le mura domestiche, con rappresentanti di altri pianeti. verita-sullla-realta-ufo-gs-steckling-libroIncontri avvenuti sia a lui che alla sua famiglia d’origine. Un po’ come accaduto per i protagonisti del “Caso Amicizia†pure la famiglia Steckling fu attenzionata da forze di polizia e da agenti dei servizi di intelligence, tanto che, quando si trasferirono in Messico, furono raggiunti da due camion di polizia militare. Fred Steckling si rivolse al comandante del drappello in modo ironico: “Le assicuro che qui non troverà nulla, perché se avessi un’astronave  nascosta qui mi sarei imbarcato e sarei volato via molto tempo faâ€. Risposta dal comandante: “Abbiamo recentemente ricevuto un dossier dal vostro Pentagono e sappiamo tutto di voiâ€. Poi, indicando una delle famose foto di George Adamski sugli UFO appese sul muro della casa, il comandante disse: “Sappiamo da dove vengono. Sappiamo che agiscono per il bene, ma non li vogliamoâ€. Al che, l’inevitabile replica di Fred Steckling: “Ma se sai che una cosa è buona, perché non la vuoi?â€. Risposta: “Per motivi religiosi, economici e politici. I cambiamenti sconvolgerebbero le nostre tradizioni e i nostri modi di pensare e di vivereâ€. Siccome la parte più “bollente†del libro è quella in cui Glenn Steckling accenna ai suoi reiterati incontri, anche in compagnia della sua famiglia, con rappresentanti extraterrestri, senza tuttavia entrare troppo in dettaglio, mi è parso opportuno contattarlo per rivolgergli qualche domanda.

Nel suo libro racconta di diversi incontri con gli extraterrestri, suoi e della sua famiglia: che tipo di emozioni hanno suscitato in lei e nella sua famiglia questi incontri?

«La nostra reazione a questi incontri è stata come incontrare un caro vecchio amico dopo un po’ di tempo di assenza. C’è gioia, cameratismo, risate, serietà e grande affetto. Non c’è assolutamente nessuna paura, nessuna atmosfera di minacce o pericoli. Coloro che riferiscono tali reazioni emotive, queste provengono da dentro di loro.  Mai da veri extraterrestri».

Come si può continuare a vivere una vita “arretrata e involuta” come quella terrestre quando si entra in contatto con civiltà molto più avanzate ed evolute della nostra?

«C’è sempre una difficoltà nell’adattarsi alle grandi differenze tra il modo in cui viviamo una vita restrittiva qui sulla Terra, rispetto alla libertà sperimentata da una maggiore comprensione della vita al di là di questo mondo. Queste differenze richiedono un po’ di pazienza, comprensione e disciplina (sì, a volte c’è un po’ di frustrazione). Ma proprio come quando si visita un altro paese o un luogo diverso o migliorato rispetto a dove si vive attualmente, diventa più accettabile man mano che ci adattiamo naturalmente. Il nostro creatore ci ha creati a sua immagine e abbiamo la massima comprensione e potenziale».

Grazie a questi incontri, lei e la sua famiglia siete mai stati aiutati riguardo la vostra salute? O avete ricevuto consigli per aiutare la vostra salute?

«Sì, ci sono stati dati dei suggerimenti, ma che non interferissero apertamente con il decorso naturale o con le condizioni naturali. Sono molto interessati al nostro modo di pensare e all’aggravarsi dello stress, che è la causa principale delle malattie del nostro corpo. Aiutandoci attraverso queste vie, hanno scoperto che la nostra forma fisica e le nostre condizioni migliorano. È proprio vero che: “Come un uomo pensa, così egli è”».

 C’è qualcosa che non ha ancora detto o che non è autorizzato a dire delle sue esperienze? Se sì, potrà farlo in futuro?

«George Adamski aveva affermato: “Vi ho detto la verità, solo non tutta”. Anch’io condivido questa affermazione».

Quali sono le ragioni per cui “non raccontare tutto”? Pensa che nel corso della sua vita sarà in grado di aggiungere altro a ciò che ha già rivelato?

«Perché abbiamo rilasciato una grande quantità di informazioni nel corso di molti decenni, più che sufficienti affinché il pubblico le possa assimilare, e con cui ha già delle difficoltà a farlo.  Il mio libro ha aggiunto e rivelato informazioni aggiuntive sostanziali, ma ho scelto le mie parole con attenzione. E per dirla francamente, alcune cose non sono affari di nessuno. Come tutte le cose a cui partecipiamo nella vita, esercitiamo attenzione quando ci rivolgiamo al nostro prossimo. Non diciamo tutto ai nostri partner, non diciamo ai nostri capi cosa pensiamo di loro, dobbiamo filtrare le informazioni e come vengono dette ai nostri figli… Quindi filtriamo già le cose, anche per necessità quotidiana».

Qualche anno fa ho scritto una lunga inchiesta per l’edizione italiana della rivista “Scientific American Mind” su come l’umanità avrebbe reagito alla notizia dell’arrivo degli extraterrestri sul nostro pianeta. Tutti gli intervistati (psicologi, psichiatri, sociologi, educatori) hanno affermato che l’umanità sarebbe ormai preparata a una simile notizia. Lei è d’accordo?

«No, non siamo pronti per rivelazioni così complete. Ci piace dire che siamo pronti fino all’inevitabile cambiamento che ne verrebbe, ma che non si applicherebbe a noi personalmente – e non sarebbe affatto così. L’esempio molto semplice è la propulsione a energia libera. Questo scuoterebbe la nostra intera civiltà. Nessun denaro necessario per benzina, auto, trasporti, mercati finanziari, ecc. che la dovrebbe supportare. Il complesso militare-industriale che ora guida il mondo si dissolverebbe e così farebbero le nostre istituzioni religiose e i nostri governi. Anche gli accademici e i loro titoli sarebbero tra i primi a cadere. Con molte delle loro affermazioni che hanno basato sulla fantasia. Ecco perché la gente dello spazio è stata molto cauta nel fare le cose gradualmente e lentamente, perché sanno che siamo per lo più imprevedibili, inaffidabili e adolescenti nel nostro comportamento. Eppure rimangono fiduciosi del nostro risveglio. Le comunità UFO, l’intelligence e le varie istituzioni accademiche hanno lavorato per indebolire i visitatori spaziali in ogni occasione possibile. Le comunità UFO hanno creato orribili distorsioni e bugie, questo perché la maggior parte delle loro affermazioni atroci non hanno alcun fondamento nella verità o nei fatti. La comunità dell’intelligence ha fatto lo stesso, includendo le intimidazioni nell’elenco. Gli accademici sono, nella maggior parte dei casi, da considerare i peggiori. Sminuiscono la maggior parte di coloro che hanno avuto esperienze con gli UFO perché non sono persone che considerano di statura, accettabilità, istruzione o personalità adeguate, mentre continuano a basare le loro “opinioni” su teorie che amano evocare. Il loro mantra, “la teoria sarà considerata un fatto fino a quando non verrà confutata”, è un classico esempio di inversione della logica. Come cani attaccati a una slitta, si mettono tutti in fila e seguono quello davanti a loro, ignari di vedere la stessa cosa. I nostri visitatori spaziali sono venuti e hanno interagito con noi per migliaia di anni, inclusi numerosi governi, istituzioni religiose e gente comune. Non sono i visitatori spaziali il problema, ma ancora oggi la nostra stessa resistenza alla verità della loro esistenza».

Pierangelo Garzia

(scrittore scientifico, capo ufficio stampa di Auxologico Irccs)


Data articolo: Tue, 01 Apr 2025 09:00:45 +0000
ufo
La Florida è in allarme: avvistati “orbs†liberati da un oggetto non identificato
Tanto per parlare di droni (vedi post precedente), ecco che i droni sono tornati. Con la riapparizione dei relativi “orbs”, quelle masse luminose – quasi sempre a forma di sfera – la cui natura rimane misteriosa. Avevano caratterizzato le apparizioni dello scorso anno, dall’autunno fino a dicembre avanzato, nel New Jersey e in altre zone […]

downloadTanto per parlare di droni (vedi post precedente), ecco che i droni sono tornati. Con la riapparizione dei relativi “orbs”, quelle masse luminose – quasi sempre a forma di sfera – la cui natura rimane misteriosa. Avevano caratterizzato le apparizioni dello scorso anno, dall’autunno fino a dicembre avanzato, nel New Jersey e in altre zone degli Usa. Adesso sono ricomparsi – l’aggettivo usato è glowing, traducibile con risplendente – e hanno caratterizzato la zona di mare al largo della Florida. Alcuni residenti di Daytona Beach sostengono che questi oggetti non identificati sono spuntati direttamente dall’Atlantico e hanno volato sopra la superficie marina. Non solo: in un video diventato virale, risalente al 17 marzo, è  apparso pure un oggetto molto largo che si muoveva verso la terraferma. La luce che lo circondava si è man mano attenuata, rivelando la sagoma di un velivolo. Però chi è stato testimone ha smentito che potesse trattarsi di un aereo commerciale, anche perché l’andamento era particolare e anomalo. Quindi ecco anche spuntare la tesi estrema, legata a un interrogativo: si trattava forse di una “nave madre” (di natura sconosciuta)? Per la cronaca, anche gli equipaggi di navi della Marina Usa si sono accoerti che da quelle parti stava accadendo qualcosa di particolare. Ecco comunque il link dell’articolo uscito dal Daily Mail. La paura di molti è che dopo gli orbs arrivino i droni…

 


Data articolo: Tue, 25 Mar 2025 14:28:17 +0000
ufo
Cinegiornale bUFO – 83 / I droni a sciame negli Usa sarebbero “spioniâ€. Intanto Trump sugli Ufo fa retromarcia: nessuna disclosure
“60 Minutes”, una trasmissione che  negli Stati Uniti è popolarissima e che opera addirittura dal 1968, è tornata sulla famosa vicenda dei droni che hanno imperversato nei cieli americani (e non solo quelli) dall’autunno alla fine del 2024. Secondo chi ha realizzato il servizio la soluzione dell’enigma sta nel fatto che si tratterebbe di droni […]

Clicca qui per vedere il video incorporato.

“60 Minutes”, una trasmissione che  negli Stati Uniti è popolarissima e che opera addirittura dal 1968, è tornata sulla famosa vicenda dei droni che hanno imperversato nei cieli americani (e non solo quelli) dall’autunno alla fine del 2024. Secondo chi ha realizzato il servizio la soluzione dell’enigma sta nel fatto che si tratterebbe di droni incaricati di spiare. Quindi, con una valenza in teoria più militare (e negli Usa si penserà di sicuro a cinesi e/0 russi) rispetto a quella che sarebbero velivoli di tecnologia non umana. La conclusione, peraltro, è in ogni caso poco rassicurante: secondo il parere di chi ha commentato, la nostra capacità di rilevarli e di seguirla è in netto ritardo (in realtà la domanda andrebbe riformulata così: nostra di terrestri o degli Usa, visto che il programma è americano?). Vi lascio comunque al video di Youtube, aggiungendo che non ci sono buone notizie sul fronte della cosiddetta “disclosure”: l’amministrazione di Donald Trump non sembra affatto intenzionata a dare un’accelerazione sulla questione. Ufficialmente la spiegazione è che in altre faccende affaccendata, ma io preferisco pensare che siamo al solito discorso: dicono, dicono, ma poi si fa un passo in avanti e due indietro. O nella migliore delle ipotesi si rimane al campo delle cento pertiche. Comunque vi passo il link della newsletter di QuiBaseTerra che ha spiegato nel dettaglio il perché e il percome della retromarcia: cliccate qui.


Data articolo: Tue, 18 Mar 2025 17:30:14 +0000
USS Nimitz
L’inquietante “gorilla cosmico†di Luis Elizondo e il problema di capire come sono gli Alieni
La newslettere di “QuiBaseTerra” ha ripreso e proposto una riflessione curiosa che circola in rete e che è stata firmata da Luis Elizondo, l’ex agente statunitense della  United States Army Counterintelligence e dell’Under Secretary of Defence for Intelligence che nel 2017 balzò alla ribalta delle cronache dando al New York Times lo scoop delle rivelazioni […]

profile-digital-gorilla-cosmic-starry-night_1178410-34947La newslettere di “QuiBaseTerra” ha ripreso e proposto una riflessione curiosa che circola in rete e che è stata firmata da Luis Elizondo, l’ex agente statunitense della  United States Army Counterintelligence e dell’Under Secretary of Defence for Intelligence che nel 2017 balzò alla ribalta delle cronache dando al New York Times lo scoop delle rivelazioni sugli avvistamenti dei piloti degli F-18 Super Hornet della portaerei Nimitz. A proposito: visto che da un po’ di tempo in qua è oggetto di “strane” attenzioni e di messaggi poco simpatici, Luis alcuni mesi fa pubblicò una dichiarazione molto esaustiva (qualcosa tipo: “Se mi trovate morto, sappiate che non ho mai pensato e mai penserò al suicidio”) alla quale di recente ha fatto seguito un documento nel quale mostra, esibendo una testimonianza scritta, chi è lui e che ruoli ha ricoperto (si può trovare tutto sul suo profilo in X, già Twitter). Luis_ElizondoTornando alla nuova uscita, Elizondo usa la storiella di un gorilla per spiegare che cosa ci potrebbe capitare nel caso di contatto nostro con gli Alieni. Quindi un gorilla “cosmico” che da simpatico diventa meno abbordabile. Ecco il suo testo: “Immaginate di essere un biologo di uno zoo che studia un gorilla che ogni giorno, per decenni, si impegna a padroneggiare nuove abilità. Siete uno studente di Scienze che non ha intenzione di fare del male a questa magnifica creatura. Poi, un giorno, si apprende dalla sicurezza che il gorilla è uscito dalla gabbia e ha distrutto il recinto. “Teniamolo d’occhio”, dite al vostro team. Giorni dopo, il gorilla riesce a introdursi nell’ufficio della sicurezza, a giocare con una pistola e a tornare nella sua gabbia. Il gorilla si sta evolvendo fino a diventare un problema per tutti i visitatori dello zoo. E poi, un giorno di uno splendido sabato mattina, voi e la vostra famiglia uscite di casa e scoprite che il gorilla dello zoo è ora sul vostro prato con un fucile rubato dall’ufficio di sicurezza. Non avete mai avuto intenzione di fare del male al gorilla, ma ora tutta la vostra famiglia è in pericolo. La magnifica creatura che avete studiato e amato è ora un silverback (ndr: maschio più anziano di gorilla) di ottocento chili che si dirige verso il vostro portico con un’arma carica. Avete due possibilità: imparare subito a comunicare con il gorilla o sparargli.”

La riflessione di QuiBaseTerra

Questa, invece, è la riflessione di QuiBaseTerra, che sottopongo al vostro giudizio. “Quella che avete letto è l’analogia scelta da Luis Elizondo quando ha raccontato in uno Scif (ambiente protetto anti-spionaggio) delle preoccupazioni del suo team quando lavorava nel programma AATIP del Pentagono per lo studio e l’auspicabile comprensione della natura degli Ufo (o Uap). Il gorilla rappresenta la Nhi, ovvero l’intelligenza non umana che viene oramai riconosciuta dal mondo militare come responsabile per il fenomeno Ufo mentre impara a comprendere come siamo fatti, i nostri punti di forza ma anche le nostre debolezze, sondando le nostre basi militari e le relative difese, mettendoci alla prova per verificare come possiamo comportarci di fronte ad un eventuale attacco. Elizondo ha una preparazione ed esperienza da agente operativo sul campo antiterrorismo con capacità di intelligence comprovate nella sua lunga carriera militare statunitense. Per lui e il suo team il comportamento anomalo e inspiegabile degli Ufo potrebbe essere spiegato come un’operazione di preparazione analoga a quella che effettua qualsiasi esercito e gruppo militare terrestre prima di lanciare un attacco, ovvero studiare con attenzione il “nemico” e apprenderne il più possibile in maniera da poter sfruttare le sue debolezze. Questa visione tuttavia non è condivisa dal mondo degli “experiencer”, come i contattisti e i testimoni di incontri ravvicinati, incluso il famoso CE5 (incontro ravvicinato del quinto tipo) reso popolare dall’intervista  a Jake Baker, il pilota elicotterista ex operativo nei programmi di recupero di Ufo. Le dichiarazioni fatte da molte persone, civili ma anche militari, che hanno avuto modo ed occasione, a loro dire, di poter avere un contatto a tu per tu con una o più Nhi (entità intelligenti associate o no con Ufo) parlano al contrario di un desiderio mostrato di avere un canale per la conoscenza reciproca e lo scambio di informazioni, come due popoli che non si conoscono ma desiderano incontrarsi e comunicare, sostenuti da un sentimento reciproco di curiosità, amore e rispetto reciproco. Fra le Nhi buone e quelle più ambigue e minacciose nei confronti dell’umanità si collocherebbero poi quelle neutrali che ci osservano e ci studiano come noi facciamo guardando un formicaio distrattamente per poi continuare a farci gli affari nostri. La verità oggi resta comunque sempre là fuori e noi non posiamo fare altro che continuare a mantenere la mente aperta nella speranza che un giorno potremo avere qualche risposta (probabilmente non tutte). Voi quale opinione avete al riguardo?”


Data articolo: Mon, 10 Mar 2025 15:51:37 +0000
Wikipedia
“Trauma cosmicoâ€, il cortometraggio che parla di abduction. Robert Hastings: “Gli Alieni possono far passare gli umani per i muriâ€
Ecco a voi un bel post “de paura” per agitare un po’ acque e anime. Prima di tutto, la spiegazione del filmato di Youtube che vedete qui sopra: si tratta di “Trauma cosmico”, un “corto” appena uscito e che parla di abduction su ispirazione di quanto raccontato nel libro “Rapimento” di John Mack. Sono una […]

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Ecco a voi un bel post “de paura” per agitare un po’ acque e anime. Prima di tutto, la spiegazione del filmato di Youtube che vedete qui sopra: si tratta di “Trauma cosmico”, un “corto” appena uscito e che parla di abduction su ispirazione di quanto raccontato nel libro “Rapimento” di John Mack. Sono una quindicina di minuti piuttosto intensi che parlano di rapporti credibili su rapimenti di umani che hanno di fondo una spiegazione: gli extraterrestri intervengono in quanto preoccupati del nostro modo di trattare la natura e, soprattutto, le basi nucleari. Ci danno in pratica delle teste di cavolo da mandare a cuccia e non è affatto una novità E’ il caso infatti di ricordare che sono stati numerosi gli episodi di basi militari dotate di missili termonucleari disattivate dall’apparizione di Ufo. Cito, ad esempio, la vicenda della Malmstrom Air Base dell’Air Force, oggetto di una “paralisi” durata quasi un giorno (a questo link di Wikipedia trovate la ricostruzione dei fatti con relative controversie perché, ovviamente, certe tesi furono avversate da alcuni militari – altri invece non smentirono nulla, anzi – dai tecnici della Boeing e dalla truppa degli scettici). La seconda cosa che volevo proporvi è un articolo uscito sul sito Anomalien.com, che riporta una testimonianza di Robert Hastings, negl Usa ricercatore piuttosto noto sul fronte dell’ufologia. Sostiene di aver avuto, dal 1980, esperienze multiple di abduction. La prima risale al 1988, durante un campeggio assieme a 15 persone: sarebbe stato “prelevato”, di notte, assieme ad altri due. E nel 2013, mentre dormiva, alcuni Grigi lo “brancarono” di nuovo e lo fecero passare per una finestra chiusa. Hastings dichiara infatti che una delle caratteristiche degli Alieni è di riuscire a far passare la gente rapita per i muri. Vero o no? Chissà. Intanto lui invita tutti gli addotti a non demordere e a non considerare persa la loro battaglia per essere ritenuti credibili. “Prima o poi – afferma – si ammetterà che certi episodi sono reali e non parto della fantasia”. Ecco il link con l’articolo in inglese.


Data articolo: Wed, 05 Mar 2025 13:32:12 +0000
Università di Berna
Uno studio parla di oceani e spiagge che esistevano su Marte. Un altro indizio che nel passato era abitabile
Marte è tornato d’attualità in questi giorni con due importanti studi firmati da università americane (in un caso anche in collaborazione con un team internazionale). Per Login, la sezione tecnico-tecnologica di Corriere.it, ho scritto questo articolo che vi ripropongo perché di mezzo c’è anche il tema della vita sul cosiddetto Pianeta Rosso, che, almeno nel […]

Marte è tornato d’attualità in questi giorni con due importanti studi firmati da università americane (in un caso anche in collaborazione con un team internazionale). Per Login, la sezione tecnico-tecnologica di Corriere.it, ho scritto questo articolo che vi ripropongo perché di mezzo c’è anche il tema della vita sul cosiddetto Pianeta Rosso, che, almeno nel passato, sembra sempre più probabile ci sia stata.

67c1dba337826.r_d.792-872-5296Forse allora non erano pareidolie quelle immagini raccolte tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 da Curiosity, uno dei rover della Nasa in azione su Marte: nelle foto sembravano delinearsi le sagome di uno scafo e di uno squero, un’infrastruttura nautica che consente di tirare in secco le imbarcazioni per la manutenzione. Questa riflessione può continuare a essere una fantasia, d’accordo, ma non è un parto di idee strane lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, realizzato dagli scienziati dell’università della California a Berkeley. Dopo aver analizzato i dati raccolti dal rover cinese Zhurong, che dal 2021 al 2022 ha percorso quasi 2 chilometri nella linea costiera marziana, il gruppo di ricercatori guidato da Michael Manga ha formulato l’ipotesi che quattro miliardi di anni fa, quando l’atmosfera era più densa e calda, il pianeta ospitasse spiagge e oceani. Tra l’altro – lupus in fabula – proprio in questi giorni Nature Communications ha dato conto di un altro studio, svolto da un team internazionale della Brown University e dell’Università di Berna, secondo cui il colore rossastro di Marte dipende da un minerale ricco di acqua, la ferridrite, e non dall’ematite, che si sarebbe formata successivamente in condizioni asciutte. La conclusione è che un passato più umido aumenta le possibilità in termini di abitabilità. Tornando alla questione delle spiagge e degli oceani, spiega l’agenzia AGI che ha rilanciato la notizia: «Lungo il suo percorso, il rover ha utilizzato un radar a penetrazione del suolo (GPR) per sondare fino a 80 metri sotto la sua superficie. Questo strumento permette di rilevare oggetti sotterranei, come tubi e servizi, ma anche caratteristiche irregolari, come confini tra strati di roccia o tombe senza nome. Le immagini radar hanno mostrato spessi strati di materiale lungo l’intero percorso, tutti puntati verso l’alto, verso la presunta linea di costa, con un’angolazione di circa 15 gradi, quasi identica all’angolazione dei depositi di spiaggia sulla Terra». Sul nostro pianeta formazioni di questo tipo avrebbero richiesto milioni di anni e questo dettaglio suggerisce la presenza di un corpo idrico longevo su Marte, che con l’azione delle onde avrebbe distribuito i sedimenti lungo una linea di costa. Il radar è stato anche in grado di determinare la dimensione delle particelle in questi strati, che corrispondeva a quella della sabbia. Tuttavia, i depositi non assomigliano alle antiche dune spazzate dal vento, che sono comuni sul Pianeta Rosso (che poi solo rosso non è, avendo anche altri colori, come il blu, l’azzurro e il grigio-nero di certe sabbie). «Le strutture che abbiamo analizzato – ha dichiarato il professor Manga – non sembrano dune di sabbia, né crateri da impatto. Le loro caratteristiche richiedono che almeno una buona parte del pianeta sia stata idrologicamente attiva per un periodo prolungato, il che rende ragionevole l’ipotesi della presenza di un oceano sul pianeta». «Le linee costiere – ha aggiunto Benjamin Cardenas, della Pennsylvania State University – rappresentano ottimi luoghi per la ricerca della vita. I nostri risultati rafforzano la teoria che Marte sia stato abitabile in passato». I circa 10 metri di materiale che ricoprono i depositi della spiaggia sono stati probabilmente depositati da tempeste di polvere, materiale espulso da impatti di asteroidi o eruzioni vulcaniche nel corso dei miliardi di anni trascorsi dalla scomparsa dell’oceano. I depositi della linea di costa si trovano infatti ancora nel sottosuolo, e restano pertanto incontaminati. «Sono state formulate molte ipotesi in relazione alla linea di costa – conclude Cardenas – ma è quasi impossibile sapere come gli ultimi 3,5 miliardi di anni abbiamo alterato le prove di un eventuale oceano sulla superficie del Pianeta rosso. Questo nuovo set di dati potrebbe rispondere a nuovi interrogativi». Non resta che attendere gli sviluppi e tornare magari a quelle immagini “sospette†di attività nautiche relative al possibile cantiere navale. Sembra sorgere proprio dove una struttura del genere dovrebbe, cioè sulla sponda di quello che un tempo era il Lago Gale, l’invaso che colmava l’attuale Gale Crater nel mezzo del quale si eleva il Monte Sharp (sulla cui falda occidentale alcuni ricercatori ravvisano le tracce di una città che è stata ridenominata Sharp City). Sulle sabbie marziane risaltano due anomalie: la prima ha la possibile forma di uno scafo completo anche della plancia e la seconda, a pochi metri sulla sinistra, ha le caratteristiche del già citato squero. Ripetiamo: questa è solo un’aggiunta, per il valore che può avere, rispetto a qualcosa di più chiaro e codificato come lo studio degli scienziati di Berkeley. Marte, in definitiva, non smette mai di sorprenderci e forse, allora, ha ragione Elon Musk: non resta che trovare il modo di raggiungerlo al più presto e di verificare se certe cose sono vere o solo fandonie.


Data articolo: Sat, 01 Mar 2025 16:39:00 +0000
Univesità Monaco di Baviera
I ricercatori di Penn State: “La vita intelligente oltre la Terra è qualcosa di inevitabileâ€
Cari amici e lettori di Mistero bUFO, vi propongo anche qui nel blog un articolo che è da poco andato online nella sezione LOGIN di Corriere.it. E’ un tema a mio avviso interessante perché riguarda sostanzialmente anche la questione della vita aliena, dunque al di là della Terra. Buona lettura. Una rivalutazione sulle condizioni che […]

Cari amici e lettori di Mistero bUFO, vi propongo anche qui nel blog un articolo che è da poco andato online nella sezione LOGIN di Corriere.it. E’ un tema a mio avviso interessante perché riguarda sostanzialmente anche la questione della vita aliena, dunque al di là della Terra. Buona lettura.

67bc94f5342d0Una rivalutazione sulle condizioni che hanno determinato l’avvento della vita intelligente sulla Terra e, quale conseguenza, l’allargamento del raggio d’azione al cosmo intero, per ammettere che l’esistenza “aliena†non è affatto improbabile. Anzi, l’aggettivo usato è addirittura “inevitabileâ€: qualcosa di rivoluzionario, insomma, se si pensa che il mondo della scienza ha sempre proceduto con i passi di piombo (eufemismo) su certi argomenti. La svolta – non ancora decisiva, ma molto significativa perché segna un cambio di prospettiva – su un argomento che si lega alla madre di tutte le domande (siamo soli nell’universo oppure no?) la dobbiamo a un gruppo di lavoro guidato dai ricercatori della Penn State University. Tra i coautori dello studio c’è Adam Frank dell’Università di Rochester e non manca, tra chi ha sostenuto il progetto, la Nasa con il suo programma di esobiologia. Il testo messo nero su bianco sfida la convinzione consolidata che la vita intelligente sia un raro incidente cosmico, proponendo invece che l’emergere dell’umanità sia stato un risultato prevedibile dell’ambiente in evoluzione della Terra. E’ un concetto che fissa un “turning pointâ€:  le condizioni per l’intelligenza potrebbero infatti sorgere – o essere già sorte – in modo naturale anche su altri pianeti. Quindi viene contestato in modo diretto il modello dei “gradi duri”, un framework introdotto dal fisico teorico Brandon Carter nel 1983. Carter ha postulato che l’emergere della vita intelligente fosse altamente improbabile a causa del tempo prolungato impiegato dall’evoluzione umana rispetto alla durata della vita del Sole. Secondo il team della Penn State è invece l’evoluzione ambientale della Terra, piuttosto che una serie di eventi improbabili, ad aver dettato la cronologia dello sviluppo di organismi complessi. “Questo è un cambiamento significativo nel modo in cui pensiamo alla storia della vita”, ha affermato Jennifer Macalady, professoressa di geoscienze alla Penn State e co-autrice dello studio, pubblicato il 14 febbraio su Science Advances. “Ciò suggerisce che l’evoluzione della vita complessa potrebbe essere meno una questione di fortuna e più di interazione tra la vita e il suo ambiente, aprendo nuove entusiasmanti strade nella ricerca per comprendere chi siamo, le nostre origini e il nostro posto nell’universo”. Secondo lo studio, le condizioni per la vita intelligente si sono sviluppate progressivamente man mano che l’ambiente globale della Terra diventava più ospitale. I ricercatori sottolineano che le principali tappe evolutive, come l’ossigenazione dell’atmosfera terrestre da parte di microbi fotosintetizzanti, erano le basi indispensabili per arrivare a organismi più complessi. Quindi l’intelligenza potrebbe non essere un’anomalia cosmica, ma semmai una conseguenza naturale dell’evoluzione planetaria. “Stiamo sostenendo che la vita intelligente potrebbe non aver bisogno di una serie di colpi di fortuna per realizzarsi”, ha affermato Dan Mills, autore principale e ricercatore post-dottorato all’Università di Monaco di Baviera. “Gli esseri umani non si sono evoluti ‘presto’ o ‘tardi’ nella storia della Terra, ma ‘in tempo’, ovvero quando le condizioni erano in atto. Forse è solo questione di aspettare: altri pianeti sono in grado di raggiungere queste condizioni più rapidamente della Terra, mentre altri potrebbero impiegare un periodo più lungo”. Il tradizionale modello dei “gradi difficili” presuppone che i balzi evolutivi, come l’origine della vita e l’emergere dell’intelligenza, siano altamente improbabili in base alla stima della durata di vita del Sole (10 miliardi di anni). Secondo quelli della Penn State, invece, l’evoluzione della vita dovrebbe essere esaminata all’interno di una scala temporale geologica, sottolineando come i cambiamenti planetari, tra cui gli spostamenti nei livelli di ossigeno, la salinità degli oceani e la disponibilità di nutrienti, creino gradualmente finestre di abitabilità. “Anziché basare le nostre previsioni sulla durata della vita del Sole, dovremmo usare una scala temporale geologica – spiega Jason Wright, professore di astronomia e astrofisica alla Penn State e coautore dello studio –  Se la vita si evolve con il pianeta, allora si evolverà su una scala temporale planetaria a un ritmo coerente”. La ricerca è anche il frutto di uno sforzo collaborativo tra astrofisici e geo-biologi: anche qui siamo in presenza di una novità, dal momento che le rispettive discipline erano sempre state esaminate separatamente. “I nostri campi – è il commento di Jennifer Macalady, microbiologa della Penn State – erano molto distanti: abbiamo però creato un contatto, nel solco di una domanda: come siamo arrivati qui, siamo soli? C’era un abisso, noi abbiamo costruito un ponte”. Lo studio è un grande punto di partenza, ma ovviamente non è ancora un traguardo. L’ipotesi dovrà infatti essere approfondita tramite studi particolari, tra cui l’analisi delle atmosfere degli esopianeti per bio-firme come l’ossigeno e il test delle condizioni ambientali per determinare se le transizioni evolutive chiave, come l’ascesa della vita multicellulare, si verificano più frequentemente di quanto precedentemente ipotizzato. “Le nostre considerazioni – conclude Wright – sono applicabili pure ad altri pianeti, non solo alla Terra. E’ pacifico allora che aumentino in modo esponenziale le chance che una vita simile alla nostra possa esistere altroveâ€.


Data articolo: Mon, 24 Feb 2025 19:16:51 +0000
ufo
Tuttle Capital lancia un fondo di investimento (gestito dall’IA) per le aziende che vorranno occuparsi di retro-ingegneria aliena
La notizia me l’ha segnalata Angelo Pugliese e si trova spiegata nel dettaglio sul Financial Times (questo il link per chi vuole leggere l’articolo).  E’ una novità decisamente curiosa e interessante perché negli Stati Uniti la Tuttle Capital, una società finanziaria,  ha annunciato che uno dei suoi nuovi otto prossimi interventi riguarderà il lancio di […]

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La notizia me l’ha segnalata Angelo Pugliese e si trova spiegata nel dettaglio sul Financial Times (questo il link per chi vuole leggere l’articolo).  E’ una novità decisamente curiosa e interessante perché negli Stati Uniti la Tuttle Capital, una società finanziaria,  ha annunciato che uno dei suoi nuovi otto prossimi interventi riguarderà il lancio di un fondo di investimento mirato sulle aziende di difesa e aerospaziali che si occupano di retro-ingegnerizzare velivoli “alieni”.  Di mezzo – e come poteva mancare? – c’è anche l’Intelligenza Artificiale, che gestirà il progetto, denominato UFOD (dove D sta per Disclosure; per la cronaca, il nome completo e preciso è “Tuttle Capital UFO Disclosure AI Powered exchange traded fund”),  Vogliamo forse pensare, allora, che le famose affermazioni di David Grusch –  secondo cui gli Usa sono in possesso sia di reperti di velivoli di tecnologia non terrestre sia di reperti biologici di esseri non umani – sono state prese in seria considerazione? A voi i commenti. Matthew Tuttle, chief executive dell’azienda, ha intanto spiegato in modo semplice le ragioni del suo piano: “Io sono un commerciante. Se guardo al fenomeno Ufo, mi rendo conto che questi oggetti usano fonti di energia che sono di anni e anni più avanti rispetto a quelle che possiamo mettere in campo noi. Se il nostro Governo riuscirà a impossessarsi e a sfruttare questa tecnologia, be’ saremo in presenza di un radicale cambio delle regole del gioco”. Nel filmato di Youtube trovare un reportage (in spagnolo) su questa notizia.


Data articolo: Fri, 14 Feb 2025 16:29:20 +0000
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Rovine su Marte: sempre la solita pareidolia? La provocazione di Elon Musk
Torna d’attualità Marte. Stavolta anche con lo zampino di Elon Musk.  Un’enigmatica struttura quadrata sulla superficie di Marte, ripresa nel 2001 dalla  Mars Orbiter Camera a bordo della sonda Mars Global Surveyor della Nasa, ha infatti riacceso gli appassionati della vita extraterrestre, dopo che Musk ha commentato l’immagine sulla piattaforma X sostenendo l’opportunità di una missione umana sul Pianeta […]

elon-musk-backs-mission-to-mars-to-investigate-apossquare-structureaposTorna d’attualità Marte. Stavolta anche con lo zampino di Elon Musk.  Un’enigmatica struttura quadrata sulla superficie di Marte, ripresa nel 2001 dalla  Mars Orbiter Camera a bordo della sonda Mars Global Surveyor della Nasa, ha infatti riacceso gli appassionati della vita extraterrestre, dopo che Musk ha commentato l’immagine sulla piattaforma X sostenendo l’opportunità di una missione umana sul Pianeta Rosso per indagare la natura di questa particolare formazione. Ho chiesto di parlarne (e di commentare) a Tetricus, nostro “marzianologo”. Ecco il contributo che vi giro per i commenti.

L’immagine che accende la curiosità, piramide o Urbs Quadrata?

La fotografia è stata resa virale sui social dopo essere stata pubblicata su Reddit e condivisa dal podcaster Joe Rogan. Gli utenti più entusiasti hanno ipotizzato che la struttura quadrata misuri circa 235 metri per lato, con una pendenza di 51,5 gradi, numeri che ricorderebbero quelli della Grande Piramide di Giza in Egitto. Questo ha portato alla diffusione di teorie secondo cui si potrebbe trattare di rovine di un’antica civiltà marziana, un’ipotesi affascinante ma respinta dal mondo accademico. Personalmente credo sia da accreditare l’ipotesi che possa trattarsi dell’impianto di una città, una Urbs Quadrata marziana che precedette le analoghe etrusche e romane di migliaia di anni.

La spiegazione degli scienziati: sempre e solo pareidolia?

Gli esperti, come da copione, si sono affrettati a spiegare l’immagine come un fenomeno di pareidolia, ovvero la tendenza del cervello umano a riconoscere forme familiari in elementi casuali. Secondo i geologi planetari, la formazione quadrata potrebbe essere una struttura naturale simile a quelle presenti sulla Terra, come le formazioni rocciose squadrate in Tasmania. Dalle mie attente osservazioni della superficie marziana ho riscontrato fino a dieci “pareidolie†in una sola foto, non pensate che siano un po’ troppe? Questa interpretazione segue una lunga tradizione di minimizzazione di ogni anomalia visiva su Marte. Già nel 1976, una famosa fotografia scattata dall’orbiter Viking 1 della NASA mostrava un volto umano sulla superficie marziana, che fu successivamente spiegato come un semplice gioco di luci e ombre. Nel 2015, una “piramide” individuata dal rover Curiosity fu attribuita a una roccia vulcanica appuntita, mentre più di recente, nel 2023, una formazione rocciosa ripresa dal rover Perseveranceè stata paragonata a un volto umano, solo per essere subito classificata come un effetto ottico.

Il rifiuto della scienza ufficiale di considerare altre ipotesi

L’atteggiamento degli scienziati solleva una questione fondamentale: ogni volta che si presenta un’anomalia visiva su Marte, la risposta standard è la pareidolia o la casualità geologica. Ma questa spiegazione non rischia di diventare un espediente per evitare domande più profonde? Quando un fenomeno non è immediatamente spiegabile, perché la comunità scientifica si rifiuta di indagarlo più a fondo? Perché mette in campo la pareidolia, uno scaltro paravento per mettersi al riparo da domande e anche risposte scomode? Elon Musk, con la sua solita irriverenza, ha posto una questione lecita: perché non inviare missioni per studiare questi fenomeni più da vicino? Se Marte dovrà diventare un giorno la “seconda casa” dell’umanità, allora le sue anomalie geologiche dovrebbero essere indagate con rigore e non liquidate con spiegazioni superficiali.

Il caso delle strutture quadrate e l’enigma di Sharp City

Le strutture quadrate o rettangolari non sono comuni in natura, poiché i processi geologici tendono a generare forme più irregolari. Su Marte, la formazione di strutture simmetriche potrebbe essere dovuta a fratture geologiche particolari o processi di erosione insoliti, ma l’assenza di missioni sul posto rende impossibile una conferma diretta. Inoltre, esistono altre strutture su Marte che presentano angoli troppo regolari per essere considerate puramente naturali. Ne è un esempio quella che ho ribattezzato Sharp City, che sorge sulla montagna omonima nel mezzo del Gale Crater, un vasto aggregato urbano che presenta piramidi, ziggurat e palazzi, oltre a una poderosa cinta muraria. Ho anche ipotizzato, rasentando la “blasfemia scientificaâ€, che potesse trovarsi lì e non sulla Terra, la mitica Atlantide, la città sprofondata in una notte e un giorno della quale ci riferisce Platone nel Timeo e nel Crizia. La notizia gli giungeva dai sacerdoti di Sais in Egitto, che si narra conservassero genealogie reali datate fino a centomila anni prima di lui. È evidente che Marte sia stato colpito da un cataclisma alcuni millenni fa che ne cambiò profondamente la morfologia distruggendone anche il campo magnetico. Alcuni scienziati indipendenti e ingegneri hanno suggerito che alcune di queste anomalie potrebbero essere resti di formazioni antiche, forse naturali, forse artificiali. Se è vero che il nostro cervello tende a riconoscere schemi familiari dove non ce ne sono, è altrettanto vero che la scienza dovrebbe affrontare questi misteri con la volontà di approfondire, piuttosto che chiudere la questione con una spiegazione di comodo, che in fondo è la negazione del metodo scientifico.

Il futuro dell’esplorazione e le domande ancora senza risposta

Con le missioni Artemis della NASA e i progetti ambiziosi di SpaceX, l’esplorazione di Marte potrebbe diventare presto realtà. Quando l’uomo metterà piede sul Pianeta Rosso, molte delle domande attuali potrebbero finalmente trovare risposte definitive. Ma fino ad allora, resta il dubbio: se davvero esistesse qualcosa di straordinario su Marte, la comunità scientifica sarebbe disposta ad accettarlo? O continuerà a rifugiarsi dietro la pareidolia per evitare di mettere in discussione le proprie certezze? In attesa di nuove missioni e dati più approfonditi, la struttura quadrata su Marte rimane un enigma. Forse si tratta solo di una curiosa conformazione naturale, o forse è qualcosa di più. Ma fino a quando non ci sarà un’indagine diretta, la risposta resterà un semplice gioco di interpretazioni, con la pareidolia come scudo contro l’ignoto.

Tetricus


Data articolo: Mon, 03 Feb 2025 20:27:20 +0000
Vladimir Prikhodko
Gli Ufo-Uso di Tim Burchett: “Un ammiraglio mi ha parlato di basi aliene sottomarineâ€
 Nel cuore delle indagini e della disclosure sugli Ufo/ Uap (fenomeni aerei non identificati), il politico statunitense Tim Burchett, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Tennessee, ha condiviso dettagli sorprendenti – come ha riportato il sito Universo 7P – su un incontro con un ammiraglio che ha descritto un Ufo subacqueo di dimensioni enormi, grande quanto un […]

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 Nel cuore delle indagini e della disclosure sugli Ufo/ Uap (fenomeni aerei non identificati), il politico statunitense Tim Burchett, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Tennessee, ha condiviso dettagli sorprendenti – come ha riportato il sito Universo 7P – su un incontro con un ammiraglio che ha descritto un Ufo subacqueo di dimensioni enormi, grande quanto un campo da football, che si muoveva a velocità straordinarie sotto la superficie oceanica. Questo tipo di avvistamento, che sembra sfidare le leggi conosciute della fisica, ha rilanciato la questione della supertecnologia che potrebbe esistere al di là delle nostre attuali capacità. Il racconto dell’ammiraglio, che ha parlato in modo confidenziale con Burchett, ha anche risvolti inquietanti. L’ufficiale navale ha ad esempio parlato di sonar che rilevavano un oggetto colossale che può spostarsi a velocità impensabili, nell’ordine di centinaia di miglia all’ora. In realtà gli Uso non sono in assoluto una novità (nel corso degli anni ci sono stati fior di testimonianze di militari e marinai), ma ciò che è sorprendente è che tali fenomeni sembrano essere registrati principalmente in aree specifiche degli oceani, suggerendo che potrebbero esserci basi o entità sconosciute che operano sotto la superficie terrestre. Per la cronaca, anche il russo  Vladimir Prikhodko, direttore di un’organizzazione per la ricerca sottomarina, anni a dietro fece la stessa dichiarazione di Burchett. E Danny Sheehan,  avvocato e attivista noto negli Stati Uniti, sostiene che esistono basi aliene sulla Terra. Tornando a Burchett, ha detto chiaro e tondo che, a dispetto della qualità avanzata dei sonar militari statunitensi, la possibile tecnologia aliena sfuggirebbe alla rilevazione. Abbinato al fatto che, per ammissione stessa di noi terrestri, conosciamo meno gli oceani che la Luna, non c’è da stare molto allegri…


Data articolo: Wed, 29 Jan 2025 13:17:59 +0000

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