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Ilnapolista un portale di notizie e opinioni non comuni sul Calcio Napoli e su Napoli. Sport, video, approfondimenti e cultura, e inoltre ultimi video del canale youtube SSCNapoli

Ilnapolista, un portale di notizie e opinioni non comuni sul Calcio Napoli e su Napoli. Sport, video, approfondimenti e cultura

Dichiarazioni
Furlani: «Vogliamo un direttore sportivo tradizionale. Ibra? Rimarrà al Milan, lavoriamo bene assieme»
Ibrahimovic Milan Braida Furlani

Giorgio Furlani è intervenuto ai microfoni di SportMediaset prima della semifinale di Coppa Italia tra il Milan e l’Inter. Il Ceo del club rossonero ha parlato di presente ma soprattutto di futuro, soffermandosi sulla figura del prossimo direttore sportivo e sulla posizione di Zlatan Ibrahimovic all’intero del progetto.

Furlani sul futuro del Milan

«Noi non siamo contenti dei risultati sportivi di questa stagione che sono il centro del club, l’obiettivo è migliorarli e stiamo lavorando già per la stagione che viene. All’interno di questa attività ci sono vari filoni, varie preparazioni che stiamo facendo», ha esordito Furlani.

Uno dei profili più chiacchierati in orbita rossonera per il ruolo di direttore sportivo è sicuramente quello di Fabio Paratici. Alcune testate autorevoli addirittura danno la fumata bianca ad un passo. A tal riguardo, però, il dirigente milanese ha preferito non sbottonarsi: «Decisioni non sono state ancora prese, non abbiamo ancora chiuso con nessuno e non commento su ruoli e soggetti, però ci stiamo preparando perché vogliamo migliorare la parte sportiva».

Nessun nome, ma un chiaro identikit: «Nelle ultime due stagioni, abbiamo separato il ruolo in varie persone nel club. Quello che stiamo valutando è di prendere un Ds più tradizionale e riconsolidare quei ruoli in una persona. Rimarrà comunque un gruppo di lavoro, si lavorerà insieme con l’unico obiettivo di avere successo sul campo».

Infine, il passaggio sulla recente (lunga) assenza di Ibrahimovic e sul ruolo dello svedese nel progetto: «È sembrato assente a voi ma per me non lo è stato. Siamo sempre in contatto, lavoriamo assieme in totale armonia. All’interno è chiaro chi sono le persone, chi fa che cosa e come lavoriamo assieme. Forse all’esterno c’è un po’ di confusione. Ibra rimarrà in questo progetto, lavoriamo bene assieme, per me non è cambiato nulla rispetto a qualche settimana fa».

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 20:21:59 +0000
Champions e calcio estero
Endrick si sta prendendo il Real. Marca: “Ha scelto la strada del lavoro, non tutti possono dire lo stessoâ€
Endrick

Da quando, appena maggiorenne, è giunto in Spagna la scorsa estate è passato meno di un anno, ma Endrick Felipe Moreira de Sousa – noto ai più, semplicemente come Endrick – si sta già facendosi largo tra le stelle del Real Madrid. Pagato circa 60 milioni di euro, il giovane brasiliano non è un titolare fisso a causa dell’agguerrita concorrenza nel reparto offensivo delle Merengues. Quel poco di spazio che gli viene concesso, però, sa usarlo molto bene.

Lo ha confermato ad esempio ieri sera, andando in gol nella pirotecnica sfida di Coppa del Re contro la Real Sociedad, dopo aver timbrato il tabellino anche all’andata. Per lui si è trattata della quinta rete in altrettante partite disputate nella competizione nazionale: il sentore è che il momento della consacrazione sia in procinto di arrivare.

In tal senso, i colleghi di Marca hanno dedicato un lungo approfondimento al classe 2006 verdeoro, soffermandosi sulla sua repentina (ma paziente e faticata) crescita caratteriale e tecnica. Ve ne riportiamo un estratto.

Leggi anche: Il Real Madrid insegna alla sua cantera come diventare campioni: “Da noi si cresce sia nel calcio, che come persone†(As)

Endrick e la sua metamorfosi

“Il brasiliano ha dichiarato dopo la partita che la sua unica ricetta è lavorare e impegnarsi, perché sa perfettamente cosa lo aspetta. Li riconosce e li indica. Si chiamano Rodrygo, Bellingham, Vinicius e Mbappé. È sincero perché ha dato la stessa risposta ai compagni di squadra e ai membri dello staff tecnico quando gli hanno chiesto come si sentiva quando non era in campo“, affermano i colleghi spagnoli.

“Non è la stessa persona di quando è arrivato l’estate scorsa. È cresciuto mentalmente e calcisticamente. Il suo lavoro quotidiano a Valdebebas lo sta trasformando in molto più di un semplice goleador. Ora è più un calciatore e il suo raggio d’azione non è limitato all’area di rigore”, si legge.

“Certo, vorrebbe avere più presenze e giocare di più, ma proprio come quando lasciò Brasilia, a 10 anni, sa che l’unica cosa che può aiutarlo è il lavoro quotidiano e, come sta facendo, aggiungere altri qualità al suo bagaglio. Arrivò al Real Madrid come goleador e ora il suo gioco è cresciuto, ha più caratteristiche. Si immerge nei video, fa gli straordinari, arretra al centro del campo, si abbassa sull’ala, aiuta i compagni e, soprattutto, ha capito che il calcio è molto più che segnare, che resta la sua grande specialità”, continua la nota testata.

Il lavoro come via per il successo

Marca, infine, conclude la sua analisi sottolineando quanto Endrick – a differenza di tanti giovani calciatori di oggi – sia guidato dall’umiltà e dal voler sempre imparare:

“I suoi messaggi si presentano sotto forma di lavoro e umiltà nella vita di tutti i giorni, lontani dagli atteggiamenti altezzosi di chi non accetta i consigli di chi se ne intende. Non è stato facile, ma se c’è una cosa che Endrick ha ben chiara è che il suo calcio non ha limiti, ed è per questo che ha accettato la sfida di migliorare e aggiungere più varianti al suo gioco. Lui ha il gol (7 gol in 562 minuti) e lo dimostra ogni volta che ne ha la possibilità, ma sa che la sua strada è lunga. Ha scelto la strada del lavoro e del continuare ad imparare. Non tutti possono dire lo stesso”.

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 19:28:34 +0000
Analisi
McTominay, bentornato Scott il Braveheart dei giorni nostri
McTominay

McTominay, bentornato Scott il Braveheart dei giorni nostri

Scott il rosso, un inglese naturalizzato scozzese, diventato napoletano. È bastata l’influenza di domenica scorsa per ricordarci quanto ormai non possiamo farne a meno. Uno con le guance rosse da ragazzo di paese di montagna degli anni 80 alla Cristian Ghedina, sano, ingenuo, tutto preso dalla scoperta del mondo. Uno a metà tra Alfa Alfa di Simpatiche canaglie e Pippi Calzalunghe, uno che ancora arrossisce con quella faccia da bambino discolo, vivaddio, e chi se ne importa se lo fa perché emozionato per i sessantamila del Maradona o perché affaticato per la corsa instancabile o perché con ancora in circolo qualche traccia delle pinte di birra scura della sera prima. Scott, uno che corre tanto e tanto veloce, alla Varenne ma con quella corsa quasi calciata in avanti, come un Unicorno che si tuffa nel mare di Castel Volturno dopo una lunga galoppata, direttamente dal campo di allenamento al bagnasciuga.

Uno che se dovesse tornare a Glasgow non potrà che giocare nel Celtic, il Napoli di Scozia. Uno che mi piace immaginare abbia la voce roca e graffiante di Rod Stewart e l’elegante carisma del David Byrne di This must be the place e magari un giorno sarà anche lui, come David, nei ringraziamenti di Paolo Sorrentino al suo secondo Oscar. Uno che ci ha fatto rimuovere i Dalglish, i Souness e i Joe Jordan della nostra infanzia.

Uno che di nome fa Scott Francis (McTominay) e non Francis Scott (Fitzgerald) perché nomen omen e lui è proprio il contrario del Grande Gatsby: Scott, il Braveheart dei giorni nostri.

Scott, uno che per giocare nella nazionale scozzese ha fatto l’esame di letteratura con una tesina sul Macbeth e sul suo monologo finale, Domani e domani, e domani nella interpretazione di Sean Connery in un scantinato del West End nella Londra di fine anni ‘50, capendone appieno il senso ed applicandolo al calcio: tra il rumore e il furore solo la vanità della vita.

Bentornato Scott

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 19:03:01 +0000
Media e social
Anche i ricchi usano il pezzotto, Azzi (Dazn): «La pirateria è una questione culturale»
dazn siti pirata ligue 1 pirateria Napoli-Milan

Al Sole 24 Ore l’amministratore delegato di Dazn Stefano Azzi parla della pirateria (alias ‘pezzotto’). Il numero uno della piattaforma streaming ha detto che in Italia 16 milioni di persone utilizzano canali illegali per vedere le partite. Per lui, la battaglia, nonostante i provvedimenti presi negli ultimi tempi dalla autorità, è ancora lontana dall’essere vinta.

Pirateria, Azzi (Dazn) fa il punto della situazione

«Non è all’anno che noi guardiamo i risultati degli abbonamenti. A me interessa il percorso di lungo periodo e la crescita», ha affermato Azzi. «In questo momento devo dire che il mercato non ha ancora risentito degli effetti dell’azione antipirateria, nonostante l’eccellente lavoro legislativo», ci ha poi tenuto a sottolineare.

E un motivo, in effetti, c’è. «A mancare ancora sono le sanzioni agli utilizzatori, da qui l’assenza di un effetto di deterrenza pieno. Siamo fiduciosi che arriveranno. Peraltro saranno anche retroattive, chi compra pirateria lascia una traccia digitale della visione in rete», ha aggiunto Azzi.

Il dirigente ha snocciolato i dati a cui prima facevamo riferimento: «I numeri sono spaventosi. In Italia, secondo l’ultimo Osservatorio Fapav-Ipsos relativo al 2023 quasi 4 milioni sono abbonati a piattaforme illecite. A questi si aggiungono 12 milioni tifosi occasionali: quelli cioè che fruiscono dello sport comprando ogni tanto partite di loro interesse e big match, in modalità pay per view, sempre in maniera illegale».

Leggi anche: De Siervo: «Pirateria? Aspettiamo che la Finanza commini le multe da 5mila euro agli utenti del pezzotto»

Infine, Azzi ha concluso il suo intervento spiegando che, a suo parere, c’è una questione che dovrebbe fare riflettere: «Fra chi fa ricorso a visioni illecite c’è una grande percentuale di persone abbienti che possono permettersi il calcio, non pagano e rischiano la loro reputazione per un euro al giorno. È una questione culturale che va affrontata con decisione».

Insomma, il cosiddetto ‘pezzotto’ va in voga anche tra i ricchi. La rinuncia a seguire il calcio in maniera legale sta diventando sempre di più un ‘non voglio’ rispetto a un ‘non posso’?

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 18:38:16 +0000
Media e social
Nuovo San Siro, il sindaco Sala mette al suo posto Marotta: «Lui vinca lo scudetto, io parlo con Oaktree»
Sala, marotta, stadio milano

Arriva puntuale – e senza giri di parole – la risposta del sindaco di Milano Giuseppe Sala (interista) a Beppe Marotta, dopo che il presidente dell’Inter si era detto scettico sui tempi di costruzione del nuovo stadio San Siro («più che altro sull’iter, ci sono tempi da rispettare perché gli investitori possono aspettare ma non più di tanto»).

Nuovo San Siro, la replica di Sala a Marotta

Come riporta La Gazzetta dello Sport, il sindaco di Milano si è soffermato sull’argomento a margine di un evento a Linate. La sua replica: «Quello che deve fare Marotta è portare a casa lo scudetto. Di questa questione parlo con Oaktree. Credo che Marotta, come tutti, legga la preoccupazione legata alle tante resistenze che però non arrivano certo da noi. Dal nostro punto di vista c’è il desiderio di far rispettare le regole, di far sì che le valutazioni siano fatte in maniera più corretta possibile, ma rimane l’obiettivo di chiudere il tutto per l’estate».

Quando invece gli stato chiesto di un confronto con il presidente di Regione Lombardi Attilio Fontana, Sala ha spiegato: «Abbiamo alcuni temi che sono all’ordine del giorno, certamente lo stadio è importante, perché va avviata una conferenza di servizi che veda la partecipazione di Regione».

Leggi anche: San Siro è in vendita per 197 milioni, le proposte di Inter e Milan: stadio con 71.500 spettatori e un’area commerciale

Marotta: «Ho iniziato pulendo le scarpe e gonfiando i palloni»

L’associazione Famiglia Legnanese ha ospitato Giuseppe Marotta, presidente e amministratore delegato dell’Inter, per un evento tenutosi a Villa Jucker.

«Ho accettato di cuore questo invito, perché venire a Legnano vuol dire venire nel territorio dove sono nato e cresciuto. Il mio è un lavoro bellissimo, mi piace stare tra la gente».

Marotta: «Alla Juventus ho imparato senso di appartenenza e cultura della vittoria»

Marotta durante l’evento ha ripercorso tutta la sua carriera da dirigente:

«Gli obiettivi si raggiungono solo se tutti remano dalla stessa parte. Pulivo le scarpe e gonfiavo i palloni, l’umiltà è sempre stata una caratteristica che mi contraddistingue. In ogni squadra in cui sono stato ho cercato sempre di far tesoro di tutti gli insegnamenti. In particolare alla Juventus ho imparato il senso di appartenenza e la cultura della vittoria, valori che ho portato anche all’Inter. Senza la cultura del lavoro, poi, non si va da nessuna parte. I grandi campioni in Italia non ci sono più, ma ci sono tantissimi nuovi grandi talenti. Per il calcio e lo sport italiano possiamo fare molto di più, ci mancano però gli stadi e i centri dove praticare lo sport a tutti i livelli».

Marotta ha poi rilanciato un suo impegno:

«Mi batterò sempre affinché il calcio resti uno sport libero per tutti. L’Italia però, non possiamo nasconderci, come infrastrutture sportive è il fanalino di coda dell’Europa, servono politiche più strutturate e meno burocrazia. Fin da piccoli i ragazzi devono praticare uno sport e noi, come società sportive, abbiamo la responsabilità sociale di aiutare i giovani a crescere».

A margine dell’evento, Marotta ha rilasciato anche una breve dichiarazione al portale Sempionenews.it:

«Come è cambiato il calcio in 50 anni? È modificato un pochino nella forma ma non nell’essenza. L’adrenalina che suscita una partita di calcio è rimasta invariata: sconfitta, vittoria e pareggio sono sinonimi di sentimenti diversi ma sempre coinvolgimenti in uno sport come il calcio che è fenomeno di aggregazione. Chi vince il prossimo scudetto? Speriamo l’Inter».

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 18:04:01 +0000
Champions e calcio estero
Messi, il bodyguard: «C’è un problema invasioni di campo in Usa, non si risolve licenziandomi»
Messi mls

La guardia del corpo di Lionel Messi, Yassine Cheuko, è stato bandito dal terreno di gioco durante le partite dell’Inter Miami per le eccessive invasioni di campo dei tifosi.

Il bodyguard di Messi che ha avuto il Daspo: «C’è un problema di invasione di campo in Usa, che non si risolve licenziandomi»

Cheuko ha deciso di esprimere la sua opinione nel programma House of Highlights. Le dichiarazioni sono riportate dal Guardian:

«Non mi permettono più di essere in campo. Sono stato in Europa per sette anni, lavorando per la Ligue 1 e la Champions League, e solo sei persone hanno invaso il campo. Sono venuto negli Stati Uniti e in soli 20 mesi, 16 persone lo hanno già fatto. C’è un grosso problema qui, vorrei aiutare Messi. Mi trovo bene con la Mls e la Federazione statunitense, ma avremmo dovuto lavorare insieme. Mi piace aiutare. Non sono migliore di nessuno, ma ho una grande esperienza. Capisco la loro decisione, ma penso che avremmo potuto discuterne meglio».

Lo sconvolgente allenamento di Cheuko

Yassine Chueko è diventato famoso per essere la guardia del copro di Messi. Il fuoriclasse argentino attualmente in forza all’Inter Miami. Dove c’è Messi, troviamo anche lui. Perfino a bordo campo quando il campione esulta per un gol e si avvicina alla curva dei suoi tifosi lui c’è, vigile a far sì che Leo possa sentirsi tranquillo e festeggiare come più gli aggrada.

Chueko è un ex Navy Seal, uno dei corpi speciali Usa. “L’uomo forte non è il buon lottatore o il buon pugile: l’uomo forte è solo colui che si controlla quando è arrabbiatoâ€: con questa descrizione, su Instagram, si descrive il bodyguard di Leo Messi. E per fortuna che la guardia del corpo di Messi sa controllarsi quando si altera, visto il fisico che si è costruito in palestra.

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 17:46:23 +0000
Champions e calcio estero
La Uefa decide sul rientro della Russia. As sicuro: “Rimarranno fuori dalle competizioni per club e nazionaliâ€
Ceferin Uefa Juventus

Uno dei temi centrali del congresso di Belgrado – che si terrà domani al Sava Congress Centar – è la possibile riammissione della Russia all’interno della Uefa a condizione che Putin garantisca un cessate il fuoco nella guerra con l’Ucraina.

Secondo la stampa vicina al Cremlino, il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, sarebbe disposto a sottoscrivere l’accordo, ma invece dalla Spagna giungono notizie completamente opposte.

La Russia sarà riammessa nella Uefa? Le ultime dalla Spagna

I colleghi di As, ad esempio, riferiscono che tale possibilità non sarà nemmeno presa in considerazione. “I russi rimarranno fuori dalle competizioni per club e per nazionali, poiché non spetta al Congresso deciderlo. Nemmeno il Comitato, riunitosi mercoledì a Belgrado, lo ha fatto”, si legge sul noto portale

As riporta poi le parole del presidente della Federcalcio tedesca Bernd Neuendorf: «La verità è che la situazione che ha portato alla sospensione delle squadre russe non è cambiata. La Russia continua la sua guerra contro l’Ucraina senza tregua, violando il diritto internazionale».

Secondo i colleghi iberici, la visione di Neuendorf “è seguita internamente anche dalla Uefa“.

Leggi anche: L’Uefa di Ceferin è un’enclave russa, i funzionari di Putin non hanno mai smesso di comandare (Guardian)

Bach è un oligarca creato da Putin, lo ha detto lui: «Putin mi sostiene, posso diventare presidente del Cio»

Secondo quanto riporta la Sueddeutsche “ci sono due narrazioni su questa 144a sessione†del Comitato Olimpico Internazionale, l’ultima orchestrata (non organizzata, ndr) da Thomas Bach in qualità di Presidente del Cio.

Una di queste due narrazioni “riguarda il modo in cui Bach ha guidato il movimento con «forza e determinazione» in tempi tempestosi“. Lo ha detto il nuovo presidente greco Konstantinos Tasoulas alla cerimonia di apertura di martedì. Gli elogi erano solo l’anteprima dell’assegnazione a Bach della presidenza onoraria a vita, elogi che hanno compreso anche citazioni a Gandhi e Nelson Mandela.

“L’altra narrazione è più un sussurro. Parla dei benefici commerciali che offuscano la vista di ciò che è essenzialeâ€. La Sueddeutsche continua. “Bach ha instaurato un’autocrazia tanto chiusa quanto un resort di lusso nel mezzo di una regione piena di ulivi“. Come se avesse creato “un regno in cui tutti i numeri sono a tuo favore e puoi comunque fallire“.

Ma i tedeschi ricordano ogni episodio di gestione opaca del Cio da parte di Bach. Come quando venne eletto nel settembre del 2013 grazie all’appoggio dello “sceicco Ahmed al-Sabah del Kuwait“, ma “in cambio il tedesco avrebbe dovuto soddisfare anche alcuni requisiti. Quando glielo abbiamo chiesto, Bach non è stato assolutamente in grado di dire quali fossero“.

Com’è diventato presidente del Cio Thomas Bach? Grazie a Putin

Molti “si chiedevano come un servitore di un sistema profondamente opaco potesse cambiare il sistema stesso. Qualcuno che aveva imparato insieme a Horst Dassler e che, con l’aiuto dei suoi subordinati, aveva versato tangenti per oltre cento milioni di euro ai dirigenti sportivi. Anche allora Bach non si accorse mai di nulla di losco, come invece accadde in seguito, come l’acquisto di voti ai Giochi invernali del 2002, che quasi portò alla rovina il Cio. Non vedere nulla, non sentire nulla, essere sempre molto vicini“.

Un anno fa, racconta sempre la Sueddeutsche, Alfons Hörmann, presidente della Confederazione sportiva olimpica tedesca fino al 2021, ha presentato una dichiarazione giurata in cui ha descritto un incontro svoltosi durante i Campionati mondiali di sci alpino del 2011 a Garmisch-Partenkirchen. Secondo Hörmann, Bach gli aveva detto “che sarebbe volato a Mosca su invito di Vladimir Putin. Aveva dichiarato esplicitamente all’epoca che sarebbe volato dentro e fuori Mosca su un aereo privato“. Tornato a Garmisch, continuò Hörmann, Bach gli raccontò che il colloquio con Putin a Mosca era stato molto positivo. «Il signor Putin mi ha detto che era d’accordo con la mia candidatura a presidente del Cio e che l’avrebbe sostenuta attivamente». Bach aggiunse poi, in sostanza: «Ora sono sicuro che posso diventarlo».

Il Cio ha replicato gridando ad una “campagna di disinformazione mirataâ€. Non bisogna dimenticare che il presidente del Cio è “l’unica figura che il pubblico percepisce come rappresentativa dello sport mondiale“. Quindi ciò che fa influenza la percezione che si ha sullo sport mondiale.

Il rapporto tra il Cio e la Russia

E forse la percezione dovrebbe anche considerare i giochi olimpici a Sochi. O ancora il caso del doping di Stato russo. Per chiunque l’unica cosa da fare era bandire la Russia. Il Cio invece “nel 2016, ammette una selezione russa di circa 300 atleti ai Giochi di Rioâ€. Nel febbraio 2022, £ai Giochi invernali di Pechino, Vladimir Putin sedeva nel palco Vip e accoglieva 209 atleti in uniformi neutre, che riproducevano fedelmente l’immagine degli autentici atleti russiâ€.

“Quattro giorni dopo la cerimonia di chiusura, la Russia invase l’Ucraina“. Gli atleti russi hanno comunque continuato a salire sui palchi olimpici.

“Ecco cosa succede quando un capo di Stato crea un oligarca olimpico, o meglio, un oligarca. A un certo punto la fiducia verrà ripagata. E chiunque osi parlare apertamente pecca contro il consenso, i valori comuni, o qualsiasi altra cosa. Quando il britannico Sebastian Coe, presidente della Federazione Internazionale di Atletica Leggera dal 2015, seguì i propri valori e fece sospendere collettivamente gli atleti russi, allora, per puro caso, scoppiò un’era glaciale durata anni tra Bach e Coe. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui Coe non verrà eletto giovedì come successore di Bach. L’oligarchia, anche nell’Olimpo, è il governo di pochi. Un piccolo gruppo attorno a Bach decide ora chi ospiterà i Giochi Olimpici attraverso “dialoghi mirati†con i candidati“.

“C’è una cosa su cui quasi tutti nel Regno degli Anelli concordano, anche quando i dispositivi di registrazione sono spenti: l’abilità con cui Bach ha guidato la nave per dodici anni attraverso un mare agitato di turbolenze geopolitiche“. L’imminente bancarotta nazionale del Brasile, che ha quasi vanificato le Paralimpiadi del 2016. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha minacciato la Corea del Nord con “fuoco e furia†poco prima dei Giochi invernali del 2018 in Corea del Sud. “Molti nel movimento sono sollevati dal fatto che la presa di Bach si stia allentando e che le persone possano di nuovo parlare più apertamente“.

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 17:28:53 +0000
Champions e calcio estero
Postecoglou ha capito che è al capolinea col Tottenham: «So che ci sarebbero tanti candidati»
Postecoglou tottenham Arsenal

Settimana prossima ricomincerà l’Europa League e il Tottenham dovrà affrontare l’Eintracht Francoforte ai quarti di finale. Ma prima ci sarà il match contro il Chelsea domani sera in Premier. Il tecnico Ange Postecoglou non ha respinto le speculazioni sul suo futuro, affermando che un licenziamento «non mi sconvolge». Ha aggiunto che non si sente mancato di rispetto da Mauricio Pochettino che vorrebbe tornare al club.

Postecoglou: «Ci sarebbero tanti candidati eccezionali a sostituirmi al Tottenham»

Le dichiarazioni riportate dal Telegraph:

«Se vuole tornare un giorno, spero che accada per lui. Abbiamo tutti sogni e aspirazioni. Mi sta facendo pressione? No, non mi sento mancato di rispetto. Penso che se voi giornalisti faceste direttamente a Pochettino questa domanda, avreste una risposta abbastanza chiara su quale sia il suo intento. Sono più concentrato sul provare a vincere domani». 

Sul suo futuro, Postecoglou ha specificato:

«Non me ne occupo io. So quali sono le mie responsabilità e sono sicuro che se il club decide di andare in una direzione diversa, ci sono alcuni candidati eccezionali a prendere il mio posto. Non mi sconvolge. Sono qui, faccio il lavoro che mi appassiona. Sono stato chiamato per cambiare il modo in cui il club giocava, ringiovanire la squadra e portare successi. Sono concentrato su questo ed è quello che continuerò a fare».

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 17:17:25 +0000
Media e social
«Voi portieri non siete calciatori», Perin racconta la teoria di Higuain
perin, higuain

Curioso racconto di Mattia Perin ai microfoni di Eurosport. Il calciatore della Juventus, tra gli altri argomenti trattati durante l’intervista, si è soffermato sulla “solitudine del portiere” tirando in ballo alcune parole che gli disse Gonzalo Higuain quando vestiva la maglia bianconera.

Leggi anche: Da Higuain a Lukaku, i “tradimenti†che i tifosi non hanno gradito

Higuain e il ruolo del portiere, le parole di Perin

Nel dettaglio, dalla chiacchierata tra Perin ed Eurosport è emerso che il bomber argentino aveva una visione tutta sua del ruolo del portiere. «Voi portieri vi vestite diversi, esultate da soli, prendete la palla con le mani: voi non siete calciatori», affermava l’ex Napoli qualche tempo fa. Una teoria abbastanza particolare, che, in effetti, l’attuale estremo difensore bianconero condivide solo a metà. «Siamo solitari ma nel calcio di oggi siamo collegati al resto della squadra, nell’impostazione e come sinergie con i compagni», ha sottolineato Perin.

Nel resto dell’intervista, il 32enne di Latina ha anche parlato della sua passione per il ciclismo che sta cercando di trasmettere ai suoi amici o compagni di squadra: «Seguo tutte le gare e ho fatto appassionare anche qualche mio compagno, come Barella. Ci scriviamo spesso durante le tappe, abbiamo due passioni in comune: il ciclismo e il vino. Quando Pogacar è caduto sulle strade bianche mi ha scritto subito; se ci sono delle corse belle, le commentiamo insieme. Ora sto facendo appassionare anche Locatelli. Pogacar è un vino complesso, profondo e di struttura, un Nebbiolo. Ganna è potente, grosso: andrei sul Merlot o sul Cabernet-Sauvignon, anzi un Syrah, perché ha più classe. Bettiol è un Sangiovese di Montalcino. Van der Poel spumeggiante? Ho tanti amici in Champagne e amano reintegrare con il vino, per VDP andiamo sullo Champagne, anche se non è un tipo di uva…».

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 17:06:27 +0000
Champions e calcio estero
Dazn non vuole pagare 140 milioni ai club di Ligue 1 (Rmc Sport)
Dazn Ligue 1 Serie A

Mentre i club di Ligue 1 devono ancora ricevere 140 milioni di euro per i diritti tv nazionali, da consegnare in due rate entro la fine della stagione, Dazn sta minacciando di non pagare l’intero importo entro il 30 aprile e sarebbe persino pronto a non trasmettere più il calcio francese dopo la fine di questa stagione.

Dazn sta minacciando di non trasmettere più la Ligue 1

Secondo quanto riportato da Rmc Sport:

Durante il primo colloquio (28 febbraio) tra la Federcalcio francese e la piattaforma tramite un mediatore, questo avrebbe riferito alla Ligue 1 che le argomentazioni portate da Dazn sulla mancanza di valorizzazione del prodotto erano valide date le limitazioni di accesso imposte dai club alla loro emittente principale. Tuttavia, Dazn aveva stabilito un chiaro piano d’azione che avrebbe consentito un maggiore accesso alle interviste con giocatori d’élite, ma anche le riprese nei tunnel e negli spogliatoi. Agli occhi dei media, questo piano non viene attuato sufficientemente e Dazn sta cercando di ottenere una quota fissa e una variabile sulla somma versata ai club. Inoltre, l’emittente sta provando ancora a combattere la pirateria. 

Dopo più di un mese, quando Dazn aveva deciso di pagare solo la metà della cifra di scadenza a febbraio, la piattaforma si aspettava una scossa e una consapevolezza da parte dei leader del calcio francese e dei presidenti dei club. Ma non è cambiato nulla. E ora Dazn sta pensando di rompere il suo contratto con la Ligue 1 prima di quanto consentito dalla clausola (due stagioni). Il campionato francese vorrebbe punire i club duramente, con multe più elevate in caso di violazione del loro impegno. Una risposta che però non ha convinto i vertici di Dazn. Il progetto di un canale prodotto dalla Ligue 1 sembra essere, oggi, l’unica via d’uscita possibile dalla crisi.

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Data articolo: Wed, 02 Apr 2025 16:51:23 +0000

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Data video: 2025-03-05T13:00:24+00:00

Highlights | Napoli - Inter 1-1 | Serie A - 27ª giornata

Data video: 2025-03-01T23:01:00+00:00

LIVE | La conferenza stampa di Antonio Conte in vista di Napoli - Inter

Data video: 2025-02-28T13:02:58+00:00


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